La Storia

Le prime informazioni sull'abitato di Futani risalgono al 1270 poiché in tale anno il Suffeudo di Cuccaro Vetere aveva giurisdizione su molti casali tra i quali Futani. Nel 1547, come risulta da una relazione della commissione sulla ricognizione dei beni del Suffeudo di Cuccare Vetere, voluta dal Duca Pignatelli di Monteleone che vantava dei diritti sui vari casali di Castinatelli, Futani, Abatemarco, ecc., risultava Futani quale casale di Cuccaro Vetere.

 

L'origine e la storia di Futani va considerata nell'ottica della storia di tutti i paesi della "Valle del Lambro". Solo come cronaca, si fa presente che qualche dilettante di Paleontologia, basandosi sopra un documento che parla di un fossile di età remota, il quale proviene dal territorio di Futani, ha avuto avanzare l'ipotesi dell'origine di Futani intorno al 39 a.C. Si vuole che tale documento sia contenuto nel trattato di "Storia naturale" di Plinio il Vecchio. Non ha fondamento storico l'ipotesi che Futani, inizialmente, ebbe il nome "Fontani", forse dal fatto che in luogo vi sono piccole sorgenti d'acqua e fontanelle. Questa è solo un'opinione, che sa di fantastico. Certamente il nome di "Futani" deriva da "futa" e da "futos", greco, che significa "foresta"... Per tradizione orale si sa che Futani, all'inizio della sua esistenza, contava solo sette "fuochi" e cioè sette focolari o famiglie. Nell'anno 1648 contava 19 famiglie con 114 abitanti.

 

Futani ha avuto sempre un aumento progressivo di abitanti fino ad arrivare ai 1125 abitanti attuali. Futani non fu colpita dalla peste dell'anno 1656 ed è credenza popolare che fu S. Marco Evangelista a salvare i Futanari dalla peste; questa credenza è avallata dal fatto che mentre Futani non ebbe alcun morto per peste, i paesi vicini ne ebbero diversi. Si deve anche tenere presente la salubrità e purezza atmosferica di Futani. L'Antonini, ne "La storia della Lucania" dell'anno 1747, scrive: "Poco più di mezzo meglio dal fiume Rubicante in una piccola valle a man manca è posto un ben piccolo casale, chiamato Futani, proveduto di fertili terreni, ed ha quantità di querce. "Dentro l'unica chiesa, dedicata all'Evangelista S. Marco, sta per uso di tenervi l'acqua benedetta, un'urna di circa palmi due che fu prima sepolcro o cinerario, siccome dalla sua iscrizione di non troppo puliti caratteri si vede". "Nello interiore al davanti sonovi alcuni bassorilievi di testoni od uccelli. Ai due lati sono due fonti, in cui anche due piccioli uccelli mostrano di bere". Pietro Ebner fornisce altre notizie storiche. La chiesa di S. Marco Evangelista è stata alla dipendenza della chiesa di S. Pietro Apostolo di Cuccaro Vetere fino al 1715, anno in cui con decreto di Mons. Nicolai, del 22 ottobre, la chiesa di S. Marco Evangelista divenne autonoma. La chiesa di S. Marco Evangelista viene elevata a Parrocchia nell'anno 1856, come da segnalazione di Mons. Maglione nella visita dell'anno 1884. Numerosi i restauri alla chiesa, da parte del popolo, in varie epoche. Va messo in doverosa e giusta evidenza la costruzione dell'altare, in magnifico marmo colorato, della Madonna del Rosario con soldi propri del Sac. D. Sabato Di Ruocco, ultimo Abate del Convento di S. Cecilia "in terra Castinatellarum". La Cappella, che contiene il bellissimo altare della Madonna del Rosario, fu ampliata e portata a termine, unendola alla chiesa parrocchiale, da D. Domenico Rambaldi, don soldi propri, e costruendovi nicchia e statua di S. Giuseppe tra le Anime Sante del Purgatorio. Per precisione storica e per giusto riconoscimento, da tutti e sempre dev'essere ricordato che il Sac. D. Domenico Rambaldi non costruì la cappella con nicchia di S. Giuseppe, attigua alla sua casa, come da progetto fatto, ma unita alla chiesa, per essere di tutti. Nell'anno 1862 esisteva a Futani un posto di guardia nazionale di Vittorio Emanuele II, al comando del capitano Michelangelo Rambaldi e con recapito o ufficio in una casetta, dove oggi abitano i fratelli Cuda Antonio e Aniello, detto "Lu quartiere". Per altre notizie storiche su Futani si consultino i libri scritti da Don Giovanni Di Ruocco e dalla Dott.ssa Bianca Di Ruocco.

 



 

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